Che ormai in Italia si possa dire qualsiasi castroneria, in special modo nei salotti televisivi, senza che i presenti scoppino fragorosamente a ridere sbertucciando chi ha aperto bocca per darle aria, è triste realtà.
L'ultima funambolica uscita l'ho sentita questa mattina in un programma de La7, quando Gabriella Carlucci (per i distratti ricordo che è un parlamentare della Repubblica italiana. Ok, prendetevi qualche istante per rifletterci...), mentre sosteneva la sua brillante idea di riscrivere i libri di storia scolastici perché sono "di parte" e citava "Il sangue dei vinti" come esempio di testo dal quale prendere spunto (vi prego di leggere lo storico Sergio Luzzatto a questo riguardo), ha detto che "Faccetta nera" era un inno all'integrazione razziale e come tale era stato molto contestato nel Ventennio.
