Questo è il testo di una mia intervista a Gianrico Carofiglio per l'edizione savonese de La Stampa.
La manomissione delle parole (Rizzoli) è stato uno dei fenomeni letterari italiani della seconda metà del 2010, un saggio capace di stazionare a lungo tra i libri più venduti. Il suo autore Gianrico Carofiglio, il magistrato barese che ha conquistato gli italiani con il suo avvocato Guerrieri e che è oggi senatore del Pd, sarà questo pomeriggio, alle 18, nella Sala Rossa del Comune (organizza la Ubik).
Carofiglio, La manomissione delle parole è uscito parecchi mesi fa, nel frattempo la manomissione si è arrestata?
«Per niente. Stiamo registrando l’impazzimento del fenomeno, siamo in piena accelerazione, ormai l’assenza di senso è incredibile e clamorosa. Le ultime settimane si muovono tra la tristezza e l’assurdo, prendiamo quanto ha detto il ministro Frattini sull’intenzione di fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per difendere Berlusconi. Siamo alla fase terminale, alla perdita di controllo totale. Nel “caso Ruby” il presidente del Consiglio dice di avere svolto un’azione diplomatica: ecco lo svuotamento di ogni senso e di significato della parola».
